Diritto

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GRATUITO PATROCINIO E DISTRAZIONE DELLE SPESE

L’approccio dei giovani avvocati all’istituto del gratuito patrocinio può riservare delle amare sorprese, come capitò alla sottoscritta all’inizio della propria attività professionale.

Questa leggerezza mi costò la perdita del diritto al mio compenso professionale dopo ben cinque anni di attività svolta a favore della mia assistita!

Tribunale di Vallo Della Lucania - Sezione Lavoro - Massima: “Viene disposta la revoca all’ammissione del beneficio del gratuito patrocinio, con efficacia retroattiva, laddove la parte ammessa, dichiaratasi antistataria, chieda negli atti difensivi la condanna alle spese in proprio favore della parte soccombente”.

Con ricorso al Giudice del Lavoro, una lavoratrice chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato ed il pagamento di tutte le spettanze retributive non riconosciute negli anni di svolgimento di attività presso la ditta datrice di lavoro.

Impugnava nel contempo il licenziamento che le era stato intimato verbalmente, con conseguente richiesta di riassunzione e risarcimento del danno.

La ricorrente, sussistendone i presupposti di legge, veniva ammessa al beneficio del gratuito patrocinio.

Successivamente alla sentenza di accoglimento di tutte le richieste della lavoratrice, con la quale veniva anche disposta la condanna al pagamento delle spese di lite a carico della resistente, con separato provvedimento emesso a seguito della richiesta del difensore di liquidazione delle proprie competenze professionali a carico dell’Erario, il giudice del Lavoro precisava che la parte ammessa al beneficio era sì risultata vittoriosa in giudizio, avendo pertanto diritto alla liquidazione della competenze legali a carico dell’erario e non a carico della controparte (art. 133 d.P.R. 115/2002- Testo Unico Spese di Giustizia) ma l’istante aveva chiesto la condanna della spese in proprio favore con distrazione sia nel ricorso introduttivo che nelle rassegnate conclusioni.

Pertanto, il G.U.L. valutava che la suddetta domanda di condanna della controparte al pagamento delle spese in proprio favore, peraltro con distrazione degli importi liquidati al difensore, doveva essere interpretata come un comportamento concludente implicitamente diretto alla inefficacia del beneficio del gratuito patrocinio.

L’aver agito in giudizio chiedendo la condanna alle spese in proprio favore, imponeva la revoca ex tunc della ammissione al patrocinio a spese dello Stato, potendo la parte vittoriosa ora richiedere gli importi eventualmente liquidati in sentenza alla controparte soccombente.

Numerose le sentenze che hanno statuito, nel corso di questi anni, che ove c’è la richiesta del difensore di distrazione delle spese processuali ex art. 93 c.p.c., va revocata l'ammissione provvisoria al gratuito patrocinio a spese dello Stato.

Invero, "il sistema del patrocinio a spese dello Stato, escludendo ogni rapporto fra il difensore della parte non abbiente assistita e la parte soccombente non assistita, è incompatibile con l'istituto della distrazione delle spese previsto dall'art. 93 c.p.c., il quale eccezionalmente istituisce un rapporto obbligatorio tra il difensore della parte vittoriosa e la parte soccombente con la conseguenza che il relativo credito sorge direttamente a favore del primo nei confronti della seconda. Pertanto, l'eventuale richiesta di distrazione, essendo diretta a far valere una situazione nella quale la parte ha già trovato chi anticipa per lei le spese e non pretende l'onorario (avvocato distrattario), costituisce una rinuncia implicita al patrocinio a spese dello Stato e preclude la possibilità di fruire di tale assistenza, senza che sia rilevante l'anteriorità o meno del decreto sull'ammissione a siffatto patrocinio" (TAR Reggio Calabria, sez. I 11.09.2012 n. 573).

La richiesta di distrazione ex art. 93 c.p.c. se non è mai stata oggetto di espressa rinuncia nel corso del procedimento e prima della sua conclusione, in ogni modo, non può essere oggetto di rinuncia al fine di rimuovere la preclusione all’ammissione al gratuito patrocinio “poiché l'avvenuta attestazione della situazione suddetta, almeno con riferimento alle spese fino ad allora sostenute, equivale alla negazione della sussistenza delle condizioni di fatto necessarie per l'attribuzione del beneficio con conseguente materiale impossibilità della loro ricostituzione ex post". (Cass. civ. sez. lav. 12.1.1984, n. 267, conf. TAR Calabria n. 573 cit.).

La giurisprudenza prevalente reputa, inoltre, come già precisato, irrilevante l'anteriorità o meno del decreto di ammissione sul patrocinio rispetto alla data della domanda ex art. 93 c.p.c., ai fini della incompatibilità del sistema del patrocinio a spese dello Stato con l'Istituto della distrazione delle spese ex art. 93 c.p.c. (v. Cass. 267/1984, Cass. 1832/1983; Cass. 5007/1981 nonché Cass. pen. 9178/2009).

Da ultimo, anche la Corte di Cassazione a sezioni Unite con la sentenza n. 1009 del 20 gennaio 2014 si è occupata della questione per un caso riguardante un regolamento di giurisdizione, ribadendo il principio che l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato a favore del soggetto interessato esclude la possibilità per l’avvocato difensore di richiedere la distrazione delle spese al giudice.

Avv. Paola Mazzei – Movimento Forense

Sezione territoriale di Salerno


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