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DIVORZIO IN COMUNE? SÌ ALL’ASSEGNO DI MANTENIMENTO!

I Supremi Giudici amministrativi del Consiglio di Stato, con una decisione che ha dato adito a non poche polemiche, hanno reintrodotto la possibilità per i coniugi di sottoscrivere accordi economici dinanzi all’ufficiale di stato civile, ipotesi già prevista ab origine dalla Circolare del Ministero dell’Interno n. 6 del 24.4.2015.

Dallo scorso 26 ottobre, dunque, è possibile separarsi o divorziare in Comune, quindi senza l’assistenza obbligatoria di un legale e prevedere la corresponsione di un assegno di mantenimento o divorzile a favore del coniuge economicamente più debole.

La sentenza del Consiglio di Stato n. 4478 del 2016 (qui il testo) ha accolto l’appello proposto dal Ministero dell’Interno e dal Ministero della Giustizia ed ha integralmente riformato la sentenza n. 7813/2016 emessa in primo grado dal Tar Lazio (qui il testo)

, che aveva interpretato in maniera restrittiva il dettato dell’art. 12 del Decreto legge 132/2014, poi convertito nella legge n. 162 del 2014, che vieta agli ufficiali di stato civile qualsiasi trasferimento patrimoniale posto in essere dai coniugi.

La recente sentenza del Consiglio di Stato, invece, ha operato una distinzione tra accordi di contenuto economico e patti patrimoniali, rendendo, di fatto, possibili i primi ed escludendo solo la possibilità della cosiddetta prestazione “una tantum” o degli accordi di trasferimento immobiliare in sede di separazione consensuale o di divorzio congiunto: di conseguenza, in Comune è possibile concordare tali assegni, modificarli e revocarli in quanto si tratta di rapporti obbligatori che non producono effetti traslativi (passaggio di proprietà) su beni determinati.

Gli ufficiali di stato civile potranno, quindi, formalizzare e modificare (con procedura da poche decine di euro) condizioni, ammettendo tutti gli accordi di natura non strettamente patrimoniale.

Oltre alla possibilità di accordarsi sulla corresponsione di assegni periodici di mantenimento o divorzili, potranno rientrare negli accordi “economici” tra i coniugi, senza ricorrere necessariamente al Tribunale o alla negoziazione assistita, gli accordi sull’affidamento di un animale domestico o su beni mobili non registrati (gioielli, quadri, arredi) o che concordino le modalità d’uso di una casa in villeggiatura rimasta in comproprietà.

La decisione sembra privilegiare una lettura “filologica” della norma a scapito di una effettiva tutela della parte economicamente più debole, che potrebbe trovarsi a concludere un accordo a sé svantaggioso, priva dell’assistenza tecnica di un avvocato.

Avv. Paola Mazzei – Movimento Forense Sez. Salerno


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