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REGOLAMENTO PER ELEZIONE DEI CONSIGLI DELL’ORDINE: ILLEGITTIMO IL CRITERIO DI ARROTONDAMENTO PER LA DETERMINAZIONE DELLA QUOTA RISERVATA AL “GENERE MENO RAPPRESENTATO”

Salerno, 30 novembre 2014. La pubblicazione, in data 24/11/2014, sulla Gazzetta Ufficiale n.273 del Decreto del Ministro della Giustizia 10 novembre 2014 n. 170 recante il “Regolamento sulle modalità di elezione dei componenti dei consigli degli ordini circondariali forensi, a norma dellarticolo 28 della legge 31 dicembre 2012, n. 247” ha suscitato notevoli malumori nel mondo forense.

Sono, infatti, state praticamente unanimi le critiche sul come l’Ufficio legislativo del ministero (e per esso il Ministro) abbiano concepito il sistema elettorale dei consigli dell’ordine: il tratto comune delle diverse critiche è il grave vulnus che il regolamento arreca alla democraticità delle elezioni.

Per tale motivo diverse associazioni ed anche singoli avvocati hanno preannunciato l’intenzione di presentare un ricorso per far la declaratoria dell’illegittimità del provvedimento ministeriale.

Lo scopo di questa nota, tuttavia, è quello di mettere in evidenza un diverso aspetto, di grossolana illiceità, del regolamento ministeriale.

Uno dei punti cardine della legge di riforma forense è stato l’introduzione del c.d. “equilibrio tra i generi”: l’art. 28 comma 2 della legge 247/2012 stabilisce espressamente che, nel riparto dei consiglieri da eleggere “Il genere meno rappresentato deve ottenere almeno un terzo dei consiglieri eletti”.

L’art. 28, poi, dà delle precise indicazioni sul contenuto del regolamento attuativo relative a:

- disciplina del voto di preferenza (cioé la previsione di esprimere un numero maggiore di preferenze se destinate ai due generi)

- modalità di formazione delle liste

- casi di sostituzione in corso di mandato (cioè la sostituzione deve avvenire sempre rispettando il criterio di riparto tra i generi).

Come si vede, quindi, il legislatore è stato (insolitamente) chiaro nel ribadire la centralità dell’equilibrio tra i generi.

L’ufficio legislativo del ministero è stato un fedele esecutore delle direttive date dal legislatore? Assolutamente no!

Il Regolamento, in effetti, ha dedicato diverse norme all’argomento che ci interessa:

- art. 3 comma 1 lett. b (determinazione dei seggi da attribuire al genere meno rappresentato);

- art. 4 comma 3 (indicazione nell’avviso di convocazione del numero dei seggi attribuiti);

- art. 7 commi 1 e 2 (modalità di formazione delle liste);

- art.9 comma 5 (numero dei voti esprimibili da ciascun elettore);

- art. 14 comma 7 (proclamazione degli eletti)

- art. 15 (sostituzione degli eletti).

Sembrerebbe, a prima vista, quindi, che l’ufficio legislativo abbia coscienziosamente attuato quanto richiesto dal legislatore. Ma così non è!

Anche a voler prescindere dalla correttezza delle soluzioni individuate per ciò che attiene, ad esempio, alle modalità di formazione delle liste ed al numero dei voti esprimibili da ciascun elettore (correttezza della quale i sottoscritti nutrono forti perplessità), l’impianto regolamentare è viziato a monte!

Il grave ed inaccettabile limite del regolamento consiste nella infedele ed incompleta attuazione dell’art. 28 comma 2 della legge proprio nel suo aspetto più elementare: la determinazione dei seggi da riservare al genere meno rappresentato.

La legge è, sul punto, quanto mai chiara: “il genere meno rappresentato deve ottenere almeno un terzo dei consiglieri eletti

L’uso dell’avverbio “almeno” significa che la quota attribuita al genere meno rappresentato non deve in nessun caso scendere al di sotto del limite indicato dalla norma.

Chi ha redatto il regolamento (sarebbe bello conoscere il nome del materiale estensore), invece, prevede un sistema che in molti casi condurrà all’attribuzione di un numero di seggi inferiore a quello indicato dalla legge. Vediamo il perché.

In concreto, la determinazione del “numero minimo dei seggi da assicurare al genere meno rappresentato” è rimessa al Presidente del COA allorquando convoca l’assemblea per l’elezione del consiglio.

Come si procede a tale determinazione? Si divide il numero dei componenti del consiglio per 3. Orbene, quando si divide un numero intero per tre il risultato può essere:

a) un numero intero (es. 3/3 = 1; 6/3 = 2; 9/3 = 3; ecc.)

b) un numero decimale periodico illimitato del tipo n,333 (es.: 1/3 = 0,333; 4/3 = 1,333; 7/3 = 2,333; ecc.)

c) un numero decimale periodico illimitato del tipo n,666 (es.: 2/3 = 0,666; 5/3 = 1,666; 8/3 = 2,666; ecc.)

Ovviamente, nelle ipotesi sub b) e c) è, evidentemente, necessario procedere all’arrotondamento all’unità.

Normalmente, in matematica, l’arrotondamento all’unita si fa così:

- nel caso sub b) si arrotonda all’unità inferiore (1,333 diventa 1; 2,333 diventa 2 ecc.);

- nel caso sub c) si arrotonda all’unità superiore (1,666 diventa 2; 2,666 diventa 3 ecc.).

L’art. 3 comma 1 lett. b del Regolamento, invece, stabilisce testualmente così: (Il Presidente) “determina il numero minimo dei seggi da assicurare  al  genere meno rappresentato che deve corrispondere  almeno  ad  un  terzo  dei consiglieri da eleggere, arrotondato per difetto all’unità”.

Chi ha scritto la regola voleva dare mera attuazione al disposto dell’art. 28 della legge (tant’è che ha copiato fedelmente l’espressione “almeno un terzo dei consiglieri da eleggere”) ma non si è accorto che, aggiungendo le parole “arrotondato per difetto all’unità”, ha praticamente annullato la norma alla quale doveva dare esecuzione!

Volendo escludere il dolo, l’unica spiegazione possibile è che chi ha scritto tale norma non abbia buone basi né di aritmetica né di logica: lo scrivano, invero, non ha considerato che obbligare i presidenti ad utilizzare il criterio dell’arrotondamento per difetto porterà ad una palese violazione della norma cui si voleva dare attuazione.

Come noto, il numero totale dei consiglieri da eleggere è previsto dall’art. 28 comma 1 della legge 247:

Il consiglio ha sede presso il tribunale ed è composto:

a) da cinque membri, qualora l’ordine conti fino a cento iscritti;

b) da sette membri, qualora l’ordine conti fino a duecento iscritti;

c) da nove membri, qualora l’ordine conti fino a cinquecento iscritti;

d) da undici membri, qualora l’ordine conti fino a mille iscritti;

e) da quindici membri, qualora l’ordine conti fino a duemila iscritti;

f) da ventuno membri, qualora l’ordine conti fino a cinquemila iscritti;

g) da venticinque membri, qualora l’ordine conti oltre cinquemila iscritti

 

Nel seguente prospetto si riporta la situazione che si verrà a determinare con l’adozione dell’errato criterio proposto nel regolamento.

 

N

N/3

QR

QL

D

5

1,666

1

2

-1

7

2,333

2

3

-1

9

3,000

3

3

0

11

3,666

3

4

-1

15

5,000

5

5

0

21

7,000

7

7

0

25

8,333

8

9

-1

N = numero dei consiglieri da eleggere

N/3 = 1/3 calcolato matematicamente

QR = quota riservata applicando il criterio del regolamento

QL = quota riservata applicando il criterio della legge

D = numeri di consiglieri in meno riconosciuti al “genere meno rappresentato”

 

In altre parole, in 4 casi su 7 il “genere meno rappresentato” avrà una quota inferiore a quella prevista dall’art. 28 comma 2 (almeno 0,333333). Ed infatti:

R

N

Q = R/N

1

5

0,200000

2

7

0,285714

3

9

0,333333

3

11

0,272727

5

15

0,333333

7

21

0,333333

8

25

0,320000

R = posti riservati

N = numero totale consiglieri

Q = valore della quota (che deve essere almeno 0,333333)

 

Quello fin qui compiuto potrebbe sembrare un mero esercizio di matematica da scuola elementare (strano però che al Ministero non lo abbiano fatto); ma noi siamo Avvocati e quindi abbiamo considerato le conseguenze giuridiche derivanti dalla mancata considerazione di questo esercizio numerico o, meglio ancora, le conseguenze di un improvvido ed acritico ricorso al criterio dell’arrotondamento per difetto. Ed è gravissimo ed inaccettabile che al Ministero non lo abbiano fatto!

Eppure sarebbe bastato fare una piccola e veloce ricerca giurisprudenziale per rendersi conto del gravissimo errore di diritto che è stato perpetrato in via Arenula.

Il problema del criterio dell’arrotondamento del numero dei seggi da assegnare in una competizione elettorale è stato più volte affrontato dalla giustizia amministrativa (per averne un’idea si può andare sul sito www.giustiziamministrativa.it ed utilizzare il motore di ricerca avanzata utilizzando le parole “arrotondamento” e “seggi”).

Se lo avessero fatto anche al Ministero (il tempo non gli sarebbe mancato: la legge è del 2012 il regolamento è del 2014), si sarebbero accorti che il Consiglio di Stato in numerose pronunce (ex plurimis: Consiglio di Stato, sez. V, sentenza 3269 del 30/06/2014; C.d.S., sez. V sentenza 3268 del 30/06/2014; C.d.S. sez. V sentenza 4885 del 03/10/2013; C.d.S. sez. V sentenza 4762 del 26/09/2013; C.d.S. Sez. V sentenza 1197 del 01/03/2013; C.d.S. Sez. V sentenza 4694 del 05/09/2012; C.d.S. sez. V sentenza 1038 dell’11/03/20005) ha ribadito il principio che “il criterio di arrotondamento deve determinare un risultato, comunque, rispettoso della soglia minima individuata dalla norma”.

Nel nostro caso la soglia minima individuata dall’art. 28 comma 2 è fissata in “almeno un terzo dei consiglieri da eleggere” ma l’applicazione, da parte dei Presidenti dei COA, del criterio di arrotondamento fissato dall’art. 3 comma 1 lett. b del Regolamento elettorale porterà in 4 casi su 7 a violare la soglia inferiore con conseguente invalidità della determinazione ed inevitabile ricorso all’Autorità giudiziaria (impugnativa secca della determinazione come assunta e comunicata) ovvero al CNF contro i risultati delle elezioni (art. 28 comma 12 della legge 247/2012)

Come si potrà evitare tutto questo anche in considerazione del fatto che i Presidenti dei COA dovrebbero fissare la data di svolgimento delle elezioni “di regola entro il 10 dicembre”?

Avv. Milena Lucia Pepe – Vice Presidente Movimento Forense Sezione Salerno

Avv. Ciro Salmieri – Presidente Movimento Forense Sezione Salerno 


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